
Le radici della forza aerea israeliana risalgono al 1947, quando il primo Air Service fu creato dal PALMACH, il movimento di resistenza per uno stato di Israele libero ed indipendente. In quei giorni si organizzò un reparto volo idoneo a svolgere ogni tipo di missione, comprendente ogni cosa potesse, con molti velivoli tuttavia, bisognosi di riparazioni e pezzi di ricambio. I principali compiti erano il trasporto ed il collegamento tra i vari presidi dei combattenti ed i primi aerei ad essere utilizzati furono gli Austers ed i Dragon Rapide. Con la dichiarazione di indipendenza del 15 Maggio 1948, i confinanti stati arabi iniziarono una guerra con il neonato stato di Israele. A causa di un embargo, gli israeliani, per dotarsi di aerei da combattimento furono costretti ad operazioni di contrabbando, che riguardavano soprattutto velivoli di costruzione inglese come i Mosquito ed i Spitfire. Il primo vero ordine fu emesso a favore della Cecoslovacchia, la quale costruiva su licenza i Messerschmitt BF-109 denominandoli S-199. Si trovavano così a lottare fianco a fianco gli Spitfire ed altri aerei inglesi ed i BF-109 tedeschi, solo pochissimi anni addietro protagonisti della guerra in Europa. Gli aerei erano stanziati presso le ex-basi appartenute alla RAF inglese, quali Ramat David e Sde Dov. In seguito entrarono in servizio aerei più moderni come ad esempio, le ultime versioni del caccia statunitense Mustang P-51. Nel 1953 fu messo a disposizione della Israeli Defence Air Force il primo caccia a reazione della sua storia e cioè il Gloster Meteor al quale seguirono, due anni più tardi, ben 75 Dassault Ouragan e 60 Dassault Mystere. Nel 1956 iniziò la campagna del Sinai e gli israeliani occuparono tutta la penisola attestandosi sulla parte ad est del canale di Suez. Durante i successivi scontri e battaglie aeree, furono riportati importanti successi, con la perdita di soli 15 esemplari di caccia francesi persi a fronte della quasi totale cancellazione dell’aeronautica da guerra egiziana. Al termine della campagna bellica contro l’Egitto, si procedette ad una rimodernizzazione dell’arsenale aeronautico israeliano da combattimento, con particolare cura alla parte addestrativi avanzata, dotando la flotta di nuovi trainer a getto. Furono scelti i Fouga Magister, acquistati da Francia e Germania, migliorati nell’avionica e nelle dotazioni di missione. Molti di questi velivoli sono ancora oggi in servizio con la Heil’ Ha Avir. Gli anni sessanta sono caratterizzati dall’entrata in servizio del primo caccia da mach 2, il Dassault Breguet Mirage III, subito impegnato nella breve ma intensa Guerra dei Sei Giorni. Al termine di questo conflitto, Israele conquistò i confini che ancora oggi conserva, ad eccezione della penisola del Sinai. Ma l’occupazione delle colline ad Ovest di Gerusalemme e delle alture del Golan (con Cisgiordania e Striscia di Gaza), furono ritenute illegittime da molte nazione facenti parte dell’ONU. In conseguenza a ciò, Francia e Gran Bretagna instaurarono un nuovo embargo che costrinse gli israeliani a rivolgersi presso gli Stati Uniti d’America per le nuove forniture di armamenti. Arrivarono così il nuovissimo e potente McDonnell Douglas F-4 Phantom II ed il più piccolo ed agile A-4 Skyhawk. Alcune fonti riportano la data di inizio delle consegne dei Phantom verso la fine del 1962, appositamente per la guerra che di lì a poco sarebbe scoppiata contrapponendo l’aeronautica israeliana alle forze aeree di Egitto, Iraq, Siria e Giordania. Nonostante il nuovo rapporto con l’alleato americano, l’embargo esistente andava espandendosi e coinvolgeva anche gli Stati Uniti. Per ovviare alla carenza continua di pezzi di ricambio per i propri velivoli da combattimento, lo stato maggiore dell’aeronautica israeliana decise di progettare e produrre da sé un nuovo aereo, lo IAI Kfir (Leone). Contemporaneamente si passò alla modernizzazione dei Mirage III e V, con la creazione di un derivato denominato Nesher. Nell’Ottobre del 1973, solo dopo pochi anni di pace, si scatenò una nuova guerra arabo-israeliana, la Guerra dello Yom Kippur, la quale causò enormi perdite all’aeronautica militare d’Israele, nonostante la vittoria finale. Dopo la vittoria del conflitto “sacro”, seguì una continua evoluzione per l’arma aeronautica israeliana. L’inventario si arricchì di caccia di nuova generazione quali i McDonnell Douglas F-15 Eagle da intercettazione (e più avanti, gli F-15 I da attacco, disponibili dal Gennaio del 1998) ed i Lockheed Martin F-16 Falcon, inizialmente prodotti dalla General Dynamics. Le nuove dotazioni contribuirono al consolidamento ed alla fama della Heil’ Ha Avir, strumento potente e flessibile necessario ad Israele per la sua stessa sopravvivenza. Importante episodio, che sottolinea l’efficienza, l’audacia e la determinazione degli uomini arruolati nell’ara aeronautica israeliana, è stata la missione segreta “Operazione Osiris”, che ha portato alla distruzione dell’impianto nucleare di Osirak situato in territorio iracheno. Prima e dopo questo episodio, si contano altre importanti iniziative portate a termine con successo. La forza aerea israeliana odierna rappresenta la massima espressione per quello che riguarda le aeronautiche militari presenti nello scacchiere medio-orientale. Sebbene inferiore per numero di mezzi a disposizione, e dopo la cancellazione su pressione degli Stati Uniti del programma LAVI, l’inventario comprende velivoli tecnologicamente avanzati (ricordiamo i nuovi F-15I ed F-16I, gli elicotteri d’attacco AH64 D Apache Longbow e i cargo C-130J Hercules II) ponendo così la Israeli Airforce ad un livello nettamente superiore rispetto alle forze aeree di paesi nemici attuali quali la Siria e l’Iran. |